In pochi lo sanno, ma la banca può bloccare il conto corrente quando vuole: ecco i motivi, come accorgersene e cosa fare.
Il conto corrente è uno strumento fondamentale ormai per tutti, lo utilizziamo ogni giorno per le nostre necessita. Ma in pochi sanno che, in alcune circostanze, la banca può disporre il blocco dei fondi, limitando l’accesso del cliente.
Questo può avvenire per diverse ragioni che possono essere legate al contratto, all’operatività del conto, oppure per motivi legali, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza delle operazioni e il rispetto della legge. Vediamo perché succede e come rimediare.ù
Il blocco del conto corrente è una misura che la banca può adottare per garantire sicurezza e rispetto delle leggi, ma deve essere sempre motivato e comunicato al cliente.
In caso di contestazioni, esistono iter legali per tutelare i propri diritti e ottenere la riattivazione del conto. Ma in quali casi la banca potrebbe bloccare il conto? Scopriamolo subito.
Le banche possono bloccare un conto corrente come misura cautelativa legata al contratto sottoscritto dal cliente. Ad esempio, i conti dormienti, ossia privi di operazioni per un periodo superiore a dieci anni, possono essere congelati. Anche gli scoperti non autorizzati rappresentano una causa di blocco. Un altro motivo frequente è il rilevamento di tentativi di accesso non autorizzati, che potrebbero indicare un furto d’identità o un rischio di utilizzo fraudolento delle credenziali.
La banca può sospendere il conto corrente se il cliente non fornisce i documenti necessari per aggiornare i dati personali, come richiesto per le verifiche periodiche di conformità. In caso di mancata risposta, l’istituto può estinguere il rapporto per mancato rispetto delle condizioni contrattuali. In caso di decesso del titolare, il conto corrente viene temporaneamente bloccato per garantire la corretta distribuzione dei fondi agli eredi legittimi o testamentari.
Le normative italiane impongono alle banche di vigilare sulle operazioni bancarie sospette. Ai sensi del D.Lgs. 231/2007, gli istituti devono segnalare attività anomale, come versamenti consistenti e non giustificati o operazioni frazionate per eludere i controlli.
Durante le verifiche dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia, i fondi possono essere congelati in via temporanea. Movimenti verso o da Paesi a rischio, come paradisi fiscali o zone politicamente instabili, possono anch’essi portare al blocco del conto per sospetta attività illecita.
La magistratura può disporre il blocco del conto corrente attraverso il sequestro preventivo, qualora i fondi siano ritenuti collegati a reati. Inoltre, un creditore del correntista può attivare una procedura di pignoramento presso terzi, congelando i fondi fino al soddisfacimento del debito.
Se il conto corrente viene bloccato, il cliente ha diritto a conoscere le ragioni specifiche. In caso di blocco legittimo, è necessario regolarizzare la situazione, ad esempio saldando un debito pregresso.
Se il cliente contesta il blocco, può presentare un reclamo formale alla banca, che è tenuta a rispondere entro un mese. In caso di rifiuto, è possibile fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) o, in ultima istanza, rivolgersi al tribunale per accertare eventuali responsabilità della banca e chiedere un risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali.
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